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Dantès
Vissi d’Arte
Guida alla Mostra

“L’Arte dello Sport”


Roberto Lencioni – Cicloriparatore
classe ‘59
Roberto, noto alle cronache ciclistiche come il Carube, è uno dei pochi grandi meccanici che hanno fatto la storia del ciclismo mondiale. Una caduta dalla moto gli spezzò il sogno di diventare un ciclista professionista, da qui la metamorfosi in grande tecnico capace di registrare le bici in corsa. Pazzesco! Attualmente è considerato uno dei massimi esperti mondiali di bici d’epoca, le così dette “Bici Eroiche”, con contatti da tutto il mondo. Ha militato in squadre di spessore mondiale ed è stato meccanico di grandi campioni: Cipollini, Fondriest, Visentini, Martinelli, Maertens, Argentin, Gotti, Bertoglio, Vandi, Ballerini, Basso, Bitossi e tanti altri, alcuni dei quali hanno vinto anche i campionati del mondo. Carube era legatissimo al compianto ex Ct della nazionale Alfredo Martini.
La sua officina. Ho avuto il previlegio di mettere piede e occhio fotografico in questo luogo sacro, riservato ora solo per pochi intimi. In due parole: semplicemente meravigliosa. Il “Caos Ordinato”, come lo chiamo io, dove è possibile orientarsi solo se sei il “Carube”.

“L’Arte dell’Intreccio”
Gino Mei – classe ‘30

Pierluigi Mei – classe ‘69
Corbellai

Gino è conosciuto da tutti come “il corbellaio di Ruota”. Impara il mestiere negli anni ’50 da un artigiano della vicina Buti (Pi) per poi trasmetterlo al figlio Pierluigi che lo affianca tuttora in questa particolare arte dell’intreccio. Realizzano ceste per la legna, per i funghi, per il giardino e per moltissime altre necessità. Utilizzano prevalentemente legno di castagno che Gino e Pierluigi preparano sapientemente attraverso un complesso procedimento: Il legno viene lasciato in acqua piovana per un certo periodo di tempo per ottenerne la elasticità, poi passato in un apposito forno a legna, dove, a causa del vapore prodotto, si ottiene una maggiore lavorabilità ed elasticità e da ultimo viene diviso in sottili sfoglie e lamine attraverso un procedimento chiamato “schiappatura”. Da queste lamine si inizia, partendo dal fondo, la costruzione del corbello oppure della cesta.

“L’Arte dell’Intreccio”
Roberto Forgiarini – classe ’43 – Impagliatore

Roberto impaglia sedie con straordinaria maestria dal 1978, dopo un passato da falegname e dopo averne appreso la tecnica da un’anziana signora.
Per rivestire una sedia, come quella della foto, Roberto impiega da tre a quattro ore circa e utilizza un particolare tipo di cannuccia proveniente dal Padule di Fucecchio (Fi), chiamata “Sarello”.
La sua bottega è un concentrato di meraviglie; appese alle pareti si vedono informazioni utile per il suo lavoro, ricordi del passato, articoli di giornale, ai quali tiene in modo particolare, ma soprattutto attrezzi e utensili per il suo lavoro. Fotografarla è stato come fare un salto nel passato.

“L’Arte della Terra”
Casa Bertolini – 2022 Giuncugnano

In alta Garfagnana non è difficile trovare il granoturco ad asciugare, al tiepido sole autunnale. Siamo nel comune di Giuncugnano, posto ad un’altitudine di 880 metri s.l.m., è il più alto della provincia di Lucca. Il suo territorio è caratterizzato da grandi selve di castagno e ampie vallate adibite sia al pascolo del bestiame sia a piccole coltivazione di granoturco e farro. Nella foto la vista della dorsale delle Alpi Apuane che sono una catena montuosa situata nel nord-ovest della Toscana, fotografata dal terrazzo dell’abitazione di Bertolini Marino e Lunardi Silvana dove mi raccontava quest’ultima, è comune trovare ad asciugare il frumento, il mais, noci, castagne ed altri prodotti della terra, esattamente come si fa da moltissime generazioni.

“L’Arte della Terra”
Bertolini Renato – classe ’45

Delma Danti – classe 33
Contadini

I cugini Delma e Renato dall’età di sette anni, seguendo le orme dei propri antenati, sono attenti conoscitori della terra che coltivano e che abitano da una vita. Siamo a Magliano nel comune di Sillano Giuncugnano (Lu) in alta Garfagnana dove il farro è un’istituzione. Il farro della Garfagnana (biologico per natura) è prodotto dalla popolazione locale ed è coltivato su piccoli appezzamenti, in una fascia altimetrica fra i 300 e i 1.000 m. slm, senza l’impiego di concimi chimici, fitofarmaci e diserbanti: data l’elevata rusticità della pianta, coltivata con la tecnica tradizionale, risulta di fatto un prodotto biologico in quanto non attaccato da parassiti. Normalmente, la trebbiatura viene effettuata con apposite macchine, ma in piccoli angoli, meno accessibili, è richiesta ancora la mano dell’uomo. Nella foto un piccolo campo di circa 5.000 Mq renderà circa 6/7 quitali di pregiato farro della Garfagnana. Il giorno delle riprese fotografiche ho raccolto la triste testimonianza di un agricoltore al quale i cinghiali, in una sola notte, hanno completamente divorato il raccolto di un intero campo di farro.

L’Arte della Terra
Meri Pieri – Contadina – classe ’37
Meri, conosciuta a Barga (Lu) come “Meri dei Troni” è una donna straordinaria: dinamica, forte, allegra, disponibile, innamorata della sua terra e dei suoi animali ottenendo in cambio di tanta devozione, i lori preziosi frutti. Fa la contadina sin dalla tenera età e si sposa a 17 anni.  
Si alza alle prime luci dell’alba e con la sua “Ape”, dopo averla caricata all’inverosimile di balle di fieno, raggiunge la terra che possiede da una vita e dove vi coltiva farro, uva, noci, castagne, fieno per i sui animali, ortaggi dell’orto e quant’altro la terra può offrire.

“L’Arte della Terra”
Maria Maffei classe ’29 Vassoiatrice

Una vita passata a Pariana di Vialla Basilica a “vassoiare” le castagne, dopo la battitura e prima della macinazione. Si tratta di eliminare con sorprendente abilità, a colpi e giravolte della “vassoia”, il “ventulacchio” e tutte le altre imperfezioni. Ha iniziato a farlo da quando aveva solo tredici anni. Abilità tramandata da madre in figlia per generazioni. Tale lavoro, all’epoca, era considerato prettamente femminile per il semplice motivo che per farlo, come già detto, servivano pazienza e molta abilità. Maria, in un’ora, riusciva a pulire 50 Kg di castagne. La paga negli anni ’70 era di 1.000 lire al giorno. Ha continuato questo lavoro fino alla fine degli anni ’90. Nel 2022, data a cui si riferisce la foto, Maria ha mantenuto tutta la sua abilità e destrezza insegnando anche ad alcuni giovani del paese. Oltre che alle castagne, che era un lavoro stagionale, trasportava con un apposito cesto posizionato sulla testa e che arrivava a pesare anche 50 Kg, la paglia dai campi di Pariana alle cartiere di Cartapaglia di Villa Basilica che si trovavano in valle a circa 5 Km. Come lei vi erano molte altre donne che facevano questo duro e pesante lavoro. Le cartiere pagavano a queste donne 1 lira ogni chilogrammo di paglia, e di viaggi riuscivano a farne al massimo tre in una giornata di lavoro.

“L’Arte della Terra”
Udilio Cordoni – Mugnaio – classe ‘45

Udilio da Pariana di Villa Basilica, conosciuto nella zona e nei comuni vicini come “Udilio il mugnaio”, macina prevalentemente castagne delle sue selve, così come fecero suo padre, suo nonno e il suo bisnonno. Egli è nato nel suo mulino: il “Mulino delle fredde di Pariana”, la cui forza motrice, per far girare le macine, è ancora alimentata da quella dell’acqua. Con soddisfazione, Udilio racconta che la macina che utilizza tuttora per la farina di castagne, fatta di una pietra particolare, ha una lunga storia fatta di scambi, favori e baratti e risale addirittura al 1700. Ogni anno, tale pietra va ribattuta e levigata a mano per conservarne le particolari prerogative per ottenere una farina particolarmente sottile. La produzione della farina è quella classica con l’essiccazione delle castagne nel metato, con la loro pulitura attraverso le classiche “vassoie” e con la molitura tramite macine a pietra.