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Dantès
Vissi d’Arte
Guida alla Mostra

“L’Arte del Pane”
Michela Panzani classe ’78 – Panettiere
Longoio è una piccola frazione del comune di Bagni di Lucca. Ottantuno anime, aria buona e soprattutto buon pane, quello delle sorelle Michela e Alessandra che lo producono artigianalmente, unitamente alle focacce, già da diversi anni. Dopo aver perso il lavoro circa cinque anni fa, si sono messe in gioco, rilevando il forno di Longoio e affiancando inizialmente il vecchio panettiere. La produzione, come potete vedere dalle foto, è totalmente artigianale, con cottura rigorosamente a legna. Quando tutti dormono, loro lavorano: La sera si accende il forno e si impastano le farine, si preparano le basi e si fanno lievitare. Le prime cotture, dopo la mezzanotte, riguardano le focacce. Successivamente, viene preparata la base del forno spostando le braci da un lato. Inizia la cottura del pane che dura all’incirca quarantacinque minuti, ma non c’è tempo per rilassarsi, il pane va spostato spesso e soprattutto girato. Una volta sfornato, si ricomincia da capo: si riavvia il forno con nuova legna, si spostano le braci e si dà seguito alla seconda infornata, e così via fino al mattino. Ma non è finita qui: alle prime luci dell’alba, con il loro furgone consegnano il pane a ristoranti, negozi e market della zona, e soltanto dopo si va a dormire.

“L’Arte del Buccellato”
Marino Taddeucci classe ‘84 Pasticcere

L’antica pasticceri Taddeucci a Lucca è una vera e propria istituzione. Fondata da Iacopo Taddeucci nel 1881, con Marino siamo alla quinta generazione di pasticceri che si sono tramandati la ricetta originale del famosissimo “buccellato”, tipico dolce lucchese realizzato con farina, zucchero, anice, uvetta e lievito naturale, dove il lievito madre è mantenuto in vita da ben 137 anni passando da padre in figlio. Da non credere! Il “buccellato” ha ottenuto numerosi riconoscimenti, il più particolare è stato quello della famosa gastronoma e critica del New York Times, Mimi Sheraton, che lo ha inserito nel libro, “I 1000 cibi da mangiare prima di morire” Una curiosità: Marino e conosciuto anche come “Il bomber del buccellato” per aver militato come calciatore per diversi anni, nella squadra professionistica locale.

L’Arte della “Tordello”
Monica Chiostri – sfoglina – classe ’82
La sfoglina è storicamente vista come la donna che utilizzando il mattarello e la spianatoia “tira la sfoglia” rigorosamente a mano. Monica è una di queste. Con sorprendente abilità e maestria realizza ogni mattina i meravigliosi “Tordelli lucchesi”, rigorosamente realizzati a mano, e serviti presso l’antico e caratteristico ristorante di Lucca “La buca di S.Antonio” dove lavora e dove ha imparato il mestiere.

L’Arte della “Tordello”
Giuliano Pacini – Chef – classe ’42
Giuliano è chef e contitolare con Franco Barbieri del caratteristico ed antico ristorante La Buca di S.Antonio, in pieno centro storico di Lucca. Fa questo mestiere dall’età di 11 anni, dove alternava la scuola con la cucina, potendo sopratttto contare  sull’insegnamento di qualificati chef e cuochi toscani tra i quali Mario Tartaglino, chef del Maestro Giacomo Puccini.
Una curiosità:
Mi raccontava Giuliano che Il tordello lucchese, ora piatto con prodotti rigorosamente di qualità, come la carne, le uova, il pane e le spezie, è nato in realtà con tagli di carni poco nobili, ma soprattutto avanzi che i contadini lucchesi avevano nelle loro case, così da non sprecare nulla.

“L’Arte del Vino”
Gino Carmignani “Fuso”– Viticoltore – classe ’48

Gino è un personaggio! La vendemmia da lui è pura poesia, come il suo vino e l’agriturismo che gestisce, collocato tra i filari della sua vigna. Se fosse un pittore sarebbe un “Visionario” perché ha una sua personale e originale interpretazione della viticoltura che va oltre ogni schema. “Slowfood“ definisce il suo modo di interpretarla come “una delle più schiette e suggestive visioni del mondo enologico che possa capitare di incontrare di questi tempi”. Gino è radicato nel territorio di Montecarlo quanto la viticoltura. Il suo approccio al vino è quasi distaccato. Difficile capire quando escono le nuove annate, impossibile pretendere una coerenza nelle tipologie prodotte e tanto meno la puntualità agli appuntamenti.

“L’Arte della Pastorizia”
Giorgi Sauro – classe ’54 Pastore

Sauro da Castelvecchio di Compito, fa il pastore dall’età di sei anni. Con il latte delle sue pecore produce formaggio e ricotta, provvedendo sia alla vendita diretta sia alla distribuzione in alcuni negozi locali.
Quando ho chiesto a Sauro se anche il padre ed eventualmente anche il nonno facevano questo mestiere, Sauro con un timido sorriso mi ha risposto:
“Non ho le prove, ma nella mia famiglia si racconta che molto probabilmente tra i pastori che hanno omaggiato la nascita di Gesù a Betlemme vi sia stato un Giorgi, mio avo”.
Nella stagione calda, Sauro si alza alle ore 5.00, effettua la mungitura e alle 7.30 porta le greggi al pascolo per poi riportarle all’ovile alle 21.00 per la seconda mungitura della giornata. Non cena mai prima delle 23.00.
Pochi giorni dopo le riprese fotografiche, le sue greggi sono state attaccate da un branco di circa cinque lupi che hanno abbattuto ben dodici capi. Dal 2018 sono iniziate le razzie nel padule di Castelvecchio e Sauro ne ha subite ben sette. Molto probabilmente, i lupi, percorrendo il torrente Visona, scendono a valle provenienti dai vicini Monti Pisani. Un dramma per questi pastori.

“L’Arte della Pastorizia”
Ivonne Pellegrini – classe ’68 Allevatrice

Ivonne, unitamente al marito, gestisce una fattoria/latteria a Piazza al Serchio (Lu) in alta Garfagnana. Possiedono circa quaranta mucche che li vedono impegnati per tutta la giornata, prima nella mungitura, poi nella realizzazione giornaliera di ricotta, formaggi, mozzarelle e derivati vari. Abitualmente la mungitura avviene in modo meccanico, ma può capitare che per far fronte a qualche inconveniente tecnico si debba procedere anche a mano. Ivonne è bravissima anche in questo e Priscilla (la mucca) sembra gradire molto il tocco delicato delle sue mani. Inizialmente vendevano il latte alla San Ginese, ma da circa nove anni si sono messi in proprio e lo utilizzano esclusivamente per la produzione artigianale con una rivendita in proprio presso la loro fattoria, ma anche nei mercatini agricoli e artigianali, nonché con la fornitura ai negozi di prodotti tipici lucchesi e della Garfagnana.

“L’Arte della Pesca”
Cristina Petrucci – classe ’73 Pescatrice

Viareggina doc, con il mare nelle vene e il carnevale nel cuore, Cristina è una delle pochissime donne che svolge attività alieutica al porto di Viareggio, con la capacità, la forza e il coraggio di sfidare il mare. Imbarcata sulla motobarca “Ariete”, getta le reti alle primissime ore del nuovo giorno per poi ritirarle, selezionare e dividere il pescato e venderlo sia direttamente sulle bancarelle nella darsena Viareggina sia a ristoranti e pescivendoli della zona. Il pescato è vario: seppie, marmore, maruzzelle, pesce serra, cicale di mare e molto altro. Cristina si trova a svolgere, per scelta e per passione, un ruolo considerato da sempre solo maschile, mostrando la falsità del vecchio detto: “Il mare agli uomini e la terra alle donne”.

“L’Arte della Pesca”
Joseph Seck – classe ‘79 Pescatore

Joseph proviene dal Senegal. È un pescatore regolare e a contratto, imbarcato su una delle tante motonavi da pesca del porto di Viareggio. Fa questo lavoro qui in Italia da circa cinque anni, unitamente ad altri suoi connazionali. Per loro non è un ripiego lavorativo; Joseph, così come gli altri, nascono pescatori sulle splendide coste senegalesi che si affacciano sull’Oceano Atlantico, davanti alle isole di Capo Verde. Dopo una settimana di lavoro, il sabato mattina, quando non si pesca, viene dedicato alla riparazione manuale delle reti.
Mi ha colpito di questo ragazzo il volto sempre sorridente e l’entusiasmo con cui fa questo lavoro. Mi raccontava che in Senegal il settore della pesca è in crisi a seguito delle pratiche di pesca utilizzate dalle barche cinesi ed europee, che vi pescano in base all’accordo in vigore tra Bruxelles e Dakar. Per molti giovani l’immigrazione verso l’Europa è l’unica alternativa per una vita dignitosa.
Indovinate per quale squadra di calcio tifa Joseph?